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Oro sulla bottiglia, il Merlot più caro

Oro sulla bottiglia, il Merlot più caro

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di Luciano Ferraro

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C’è un tesoro in cantina, bottiglie con l’etichetta di oro zecchino fuso nel vetro. Dentro c’è un Merlot in purezza, annata 2012. Costa almeno 500 euro, il vino più caro d’Italia nella sua categoria. Il tesoro è stato pensato e voluto da Antonella D’Isanto, una siciliana bionda e solare. «Tesori sotterranei» — come nel libro Terre basse di José Saramago — dove «sfociano i grandi affluenti delle uve schiacciate e del mosto, qui si filtrano, decantano e dormono gli spiriti sottili del vino, caverne dove gli uomini vengono a conservare il sole».

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La bottiglia che disegna con l’oro le sommità di tre colline si chiama Gold Label, è prodotta dall’azienda I Balzini. «Un bellissimo posto», lo definisce il commissario Bordelli, l’investigatore fiorentino che lo scrittore Marco Vichi fa approdare proprio nel podere dei D’Isanto sulle tracce dei «Fantasmi del passato», il titolo di uno dei suoi gialli editi da Guanda. Circa 13 ettari a Barberino Val d’Elsa, uno dei Comuni del Chianti classico.

Antonella D’Isanto era una consulente del lavoro, ha lasciato tutto per dedicarsi alla cantina voluta dal marito Vincenzo, amico di Sergio Manetti, il visionario e colto imprenditore siderurgico che nel 1971 fondò Montevertine e creò Le Pergole Torte, il grande rosso che ha infranto l’ortodossia chiantigiana dell’epoca.

Antonella era una ragazza quando attraversava l’Italia in treno per studiare Sociologia ad Urbino. In quel momento il marito Vincenzo, commercialista, dopo aver acquistato una bottiglia di vino con le prime 10 mila lire guadagnate, decise di diventare produttore. Comprò il terreno nel 1977 e fondò l’azienda agricola nel 1980. E si affidò a Giulio «Bicchierino» Gambelli, il più grande conoscitore del Sangiovese. Restò a bocca aperta quando l’enologo, creatore di grandi Chianti Classico e di Brunello di Montalcino imbattibili, gli disse che «con quel tufo nella terra non se ne parla di far crescere Sangiovese».

«Ma ci disse — racconta Antonella — che potevamo piantare vitigni internazionali, che le viti dovevano andare più a fondo. Con le vigne più vecchie si è quindi scelto il sistema del capovolto toscano, con un lavoro alle radici per far affondare il fittone verso la terra più profonda, verso un abisso che è la memoria di un mare preistorico, il cui ricordo resta nei fossili e nella potente ricchezza dei sali minerali».

Il primo vino è stato messo in commercio nel 1991: ora la gamma comprende gli uvaggi (tutti da vitigni rossi) White Label, Black Label, Red Label, Green Label, Pink Label. E ora il Gold Label.

«Nel 2004 ho pensato che il mio posto non era più in ufficio ma in cantina — racconta Antonella — e ho iniziato subito a lavorare alla mia creatura, una bottiglia dorata per festeggiare i 35 anni della nostra azienda».

Le bottiglie del Merlot dorato sono poche: 360, oltre a 250 magnum. Color rubino, il Gold Label 2012 ricorda la Francia di Pomerol, secondo il sommelier Luca Gardini, che negli ultimi anni ha seguito la nascita di questo vino. Il Merlot profuma di alloro ed eucalipto. Ha una sapidità bilanciata, un carattere felpato che non fa pesare i 14,5 gradi alcolici. Merito anche delle scelte in campagna, dove è stata preferita la linea di rese bassissime, un chilogrammo per pianta, per aumentare la qualità dell’uva.

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Con una bottiglia così costosa, i tappi difettosi sarebbero un danno enorme. Per questo sono stati adottati monopezzi di sughero naturale, annusati uno ad uno dal personale addestrato prima di essere usati.

Altre due donne sono a fianco di Antonella in questa idea di Merlot super lusso: sono la figlia Diana, 30 anni, e l’enologa Barbara Tamburini.

«L’azienda è a conduzione biologica ma non ancora certificata», racconta la vignaiola, che di se stessa parla come di una «gioiosa marea trasportata dalla Sicilia alla Toscana». Fino ad arrivare, come scrive Saramago, dove «si filtrano, decantano e dormono gli spiriti sottili del vino».

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