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Vignaioli e Vini D’Italia 2016

Vignaioli e Vini D’Italia 2016

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I piccoli e i magnati, gli artigiani e i nobiluomini. La terza edizione della guida ai «Vignaioli e vini d’Italia», in edicola da oggi, racconta le storie di 200 donne e uomini uniti da una passione produttiva ed umana. Come sempre, senza voti. Ogni bottiglia descritta è un capolavoro fuori classifica, da scoprire cercando di conoscere la storia di chi sta dietro l’etichetta. Nella selezione dei 200 l’ispirazione è venuta, ancora una volta, da Luigi Veronelli, padre della critica enologica italiana e collaboratore del Corriere della Sera. Il libro più recente su di lui si intitola «La sovversione necessaria» (Altreconomia edizioni), una raccolta di articoli, lettere private, interviste sul «Gino» politico. Negli ultimi anni si era messo in sintonia con i «giovani estremi» dei centri sociali e con loro aveva organizzato «Critical Wine», una contro-fiera. Racconta nel libro il fotografo Gianni Camocardi: «I piccoli vignaioli o quelli grandissimi erano alla pari, Giovanni Canonica e i Marchesi di Barolo stavano uno di fronte all’altro, pagavano la stessa (piccola) cifra e avevano lo stesso spazio e lo stesso semplicissimo tavolo. Gino voleva portare il vino, di qualunque livello, a tutti». «Vignaioli e vini d’Italia» edizione 2016 intreccia storie di ragazzi che tornano alla terra, i contadini 2.0, con le saghe delle famiglie aristocratiche. Mondi diversi, ma non così inconciliabili come appare ai puristi che dividono il mondo tra i piccoli artigiani, virtuosi, e gli imprenditori dei numeri importanti che sarebbero quindi devoti, a parer loro, più al mercato che alla qualità. Il pianeta vino non è mai stato così dinamico. Nuovi imprenditori crescono, altri conquistano mercati lontani. Sono 46 i vignaioli che fanno capolino per la prima volta nella guida. Lo studioso di storia antica che ha resuscitato un vecchio palmento sull’Etna, i fratelli campioni del Sauvignon friulano, la signora dell’Amarone che vive come un’artigiana del Rinascimento, il grande produttore che abbatte le case per esaltare il paesaggio, l’eretico della Franciacorta protagonista di un racconto giallo, la donna che ha inventato il Merlot più caro d’Italia, l’enologo che pianta le viti sulle mura di un castello, l’ex studente che cura le piante di isole della laguna veneziana, l’ex manager che ha lanciato la più piccola doc d’Italia. E altri ancora. Luca Gardini, super sommelier, già campione del mondo, ha descritto, per ogni vignaiolo e produttore, il vino portabandiera che l’azienda ha sul mercato. Le 200 bottiglie selezionate sono il frutto della ricerca di una qualità comune: l’autenticità dei vini. Vini veri, onesti, che mantengono quello che promettono. E accanto alle schede sui vini ci sono indicazioni pratiche sulle cantine da visitare. Infine un’appendice su come conservare le bottiglie, in appartamento o, per i fortunati, in stanze meno calde e più attrezzate. Mentre si sta per chiudere l’Expo, si scorgono segnali del termine della notte della crisi. Il vino italiano può diventare una delle locomotive della ripresa. Le premesse ci sono: siamo i primi al mondo per quantità, possiamo conquistare, prima o dopo, il podio della qualità. È il momento — questo è l’auspicio che apre l’edizione 2016 della guida — di lasciarsi alle spalle i pessimismi. Ripetendo, con Veronelli, che «dopo l’uomo e prima dell’animale il vino è una creatura capace di raccontare la qualità, il clima, la bellezza, la storia e gli uomini che, nei secoli, lo hanno prodotto».

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